«Come si termina una partita, si inizia quella successiva. Gallo ci aveva avvisati dopo il match contro l’AlbinoLeffe, evidentemente qualcosa aveva visto. A Trento è andata così: siamo partiti un po’ con la retromarcia, ma nonostante non fosse la nostra miglior giornata siamo riusciti ad andare in vantaggio. Nel secondo tempo però siamo stati bravi, siamo mentalizzati». Riccardo Gagno, protagonista domenica al Briamasco di Trento, con almeno un paio di parate determinanti per portare a casa un punto, è intervenuto a Rigorosamente Calcio, trasmissione di TvA. «L’uscita più difficile? Quella su Pellegrini, ma ho fatto il mio mestiere. Gallo? Tra primo e secondo tempo ci ha tirato un po’ le orecchie, com’era giusto che accadesse, io l’ho già avuto a Terni e ha una mentalità vincente: è un allenatore sempre sul pezzo, che anche se vinci non si rilassa, ed è importantissimo. A Leverbe e Sandon qualcosa ha detto, ma sono situazioni di gioco che possono succedere».
Le qualità con i piedi e gli idoli del portiere biancorosso
Cresciuto nel Montebelluna, in Primavera s’è trasferito al Brescia, prima di trasferirsi in prestito in diverse squadre di Serie D, Gagno ha più volte dimostrato di avere buone doti anche con i piedi oltre che tra i pali: «In generale ho avuto la fortuna di avere dei preparatori bravi, sia a livello tecnico che umano, a Montebelluna ho avuto Berto De Bortoli, un grande maestro di tecnica, che mi ha insegnato le basi per quello che poi sono diventato. Il lavoro con i piedi poi l’ho curato in tutte le squadre che sono andato». Il giovane Gagno però sognava di giocare fuori: «Poi ha iniziato a piacermi il ruolo. Da piccolo il mio idolo era Buffon, oggi ce ne sono tanti: non ho un modello preciso, mi piace seguire un po’ tutti, se devo dirne uno dico Caprile del Cagliari, senza andare a scomodare mostri sacri come Donnarumma, Mignan, Courtois, etc».


