Numero 77. Armand Rada è uno dei volti nuovi di questo Vicenza e domenica scorsa nella gara con il Renate è tornato in campo dopo un infortunio che lo ha tenuto per un po’ ai box: «Ora sto bene, ho pienamente recuperato – ha detto durante la trasmissione È Solo Calcio, del Giornale di Vicenza -. Il gioco di Gallo? Il mister prima di tutto ci chiede di non prendere gol, ma soprattutto è riuscito a trasmettere la sua idea di calcio a 23 giocatori: tutti in campo sappiamo esattamente cosa fare e questo fa la differenza, assieme alla fiducia che abbiamo l’uno nell’altro. Il direttore ha costruito una squadra per cui Vicenza deve essere un punto di partenza e un modo per uscire dal limbo della C, che è una categoria difficile perché ti trovi a giocare in campi brutti, dove la qualità non basta: servono altre armi per vincere le partite».
La storia del centrocampista del Vicenza
«Mio papà è venuto in Italia, dall’Albania, in cerca di fortuna – ha raccontato Rada parlando di sé -. Io sono venuto dopo con mamma e a portarmi al campo per la prima volta è stato mio cugino. Poi hanno visto qualcosa in me. Mezzala? Il mio ruolo sarebbe il play, ma l’avevo già fatta e credo che il mister abbia visto che mi piace dare un contributo offensivo e per questo scelga di farmi giocare mezzala. Marco (Carraro, ndr) è più lineare».

Il cammino verso Brescia-Vicenza
S’è parlato naturalmente anche dell’avvicinamento al big match di domenica, quando il Lane sarà impegnato nel big match del Rigamonti, contro il Brescia, probabilmente senza i suoi tifosi, anche se il Tar ancora non s’è pronunciato sul ricorso del CCCB: «Ne parlavamo in spogliatoio – ha commentato il centrocampista biancorosso -. Il mister ci ha messo l’immagine di Monza e dei festeggiamenti sotto il muro dei nostri tifosi anche nel video: è l’essenza del calcio e ci dispiace. Speriamo di farli contenti da casa». Durante la puntata è intervenuto anche uno dei leader del tifo organizzato del Vicenza, Christian Brojanigo, della Lanerossi Crew: «Privare una comunità di andare in trasferta è grave, noi ultras siamo responsabili di quello che facciamo e oggi ci sono le possibilità di individuare eventuali responsabili. Quando è stata inventata la tessera del tifoso noi abbiamo portato avanti una dura battaglia e ci era stato detto: “Fatela e potrete andare ovunque”, ora la trasferta è vietata proprio a chi ce l’ha».


